Crisi mediorientale, terrorismo ed implicazioni globali

Ore 20:30, Bologna, 14 dicembre 2015, Aula III della Facoltà di Lettere e Beni Culturali (Alma Mater/UNIBO), Dipartimento di Filosofia, inizia l’incontro durante il quale è stato affrontato un tema sensibile di interesse maggiore, il terrorismo.

La professoressa Francesca Biancani, docente di storia del Medioriente preso la Scuola di Scienze Politiche a Forlì, introduce il suo discorso con un saluto ed un ringraziamento per la presenza di un numero così elevato di studenti, ragazzi dell’Università di Bologna ma anche di altre università o scuole superiori (mio esempio), in totale più di 200 persone.

Terrorismo – una parola che nel linguaggio di oggi viene usata più di molte altre. Del terrorismo ne sentiamo parlare in strada, nei bar, tra gli amici, molto spesso ai telegiornali, soprattutto quando in qualche parte ”sperduta” del mondo vengono commessi degli attentati. Cosa facciamo noi, occidentali? – si chiede la prof.ssa – percepiamo il fatto come una norma. Molte volte sentiamo nei discorsi delle gente frasi come: ”Beh, lì succedono sempre ste cose !”, oppure ”Tanto fino a noi non ci arriveranno!”. Penso che la strage di Parigi a gennaio e novembre di quest’anno ci dovrebbero far capire quanto siamo veramente vicini ai conflitti, anche se questi si trovano a migliaia di chilometri dalle nostre case – aggiunge la prof.ssa. Il nemico è ovunque e da nessuna parte. I terroristi aspettano il loro momento per creare l’esplosione non solo fisica ma anche sociale. L’insicurezza e la paura che viene cimentata nei pensieri delle persone, questo è lo scopo dei jihadisti e di quelli che si fanno saltare in aria sulle nostre strade, in mezzo dell’Europa, nel cuore della nostra civiltà.

Quali sono le origini, le motivazioni e lo scopo finale di questi assassini medievali con volti moderni? Cos’è il Califfato? Chi sponsorizza il gruppo terroristico più temuto al mondo, l’ISIS (Daesh)? Chi è veramente interessato a protrarre il conflitto in Siria e Iraq? Per avere la risposta a questa ed a tante altre domande che saranno introdotte ulteriormente, bisogna tornare nel passato, alle origini del concetto di Jihad e agli ideologi dei movimenti fondamentalisti islamici.

Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Daesh)

Storia – ad-Dawla al-Islāmiyya fī al-ʿIrāq wa l-Shām (tradotto in italiano come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) acronimo in arabo داعش, ovvero Dāʿish o Daesh.
Le radici del Caleffato risalgono al 2003, anno d’inizio dell’operazione statunitese contro il regime di Saddam Hussein (ex presidente iracheno impiccato a Baghdad il 30 dicembre 2006). In quel periodo le fazioni dei jihadisti afgani, pakistani, iracheni, etc. combattevano contro gli americani sotto la bandiera dell’al-Qaeda, gruppo terrorista, fondato da Osama Bin Laden e finanziato dalla CIA, che organizzò l’esplosione dell’ambasciata americana in Kenya nel 1998, del parcheggio di WTC (World Trade Center) nel 1999 e infine gli attacchi contro le stesse torri gemelle del WTC l’11 settembre 2001.

Rapporti con Al’Qaeda ed altri gruppi fondamentalisti

World Trade Center - 11 settembre 2001
World Trade Center – 11 settembre 2001

Nel 2004 Abu Mus’ab al-Zarqawi decise di fondare il suo gruppo jihadista, ancora legato all’Al-Qaeda di Bin Laden, e di chiamarlo prima al-Jamāʿat al-Tawḥīd wa l-Jihād (Gruppo per l’Unicità [di Dio] e il Jihād) e ulteriormente Stato Islamico dell’Iraq, il nome che l’organizzazione mantiene fino il 2012 quando il nuovo leader dello Stato Islamico dell’Iraq, Abu Bakr al-Baghdadi, decise di intervenire nella guerra civile siriana con lo scopo di eliminare Bashar al-Assad (presidente siriano) e costituire il Caleffato Islamico, da qui il gruppo aggiunge la seconda parte del suo nome, ossia Levante e/o Sham (Siria – in arabo), e quindi viene fondato lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Daesh). Dopo l’espansione del controllo dell’ISIS in Iraq e Siria e la conquista della città irachena di Mosul (1 milione d’abitanti), Abu Bakr al-Baghdadi proclamò, il 29 giugno 2014 nella moschea di al-Nuri a Mosul, la nascita del Califfato Islamico.

Il grande scisma – La proff.sa Biancani introduce la figura dell’al-Qaeda, organizzazione dalla quale risalgono le radici dello Stato Islamico, dato anche il fatto che fino il 3 febbraio 2014, l’organizzazione terrorista di Abu Bakr si chiamava Al-Qaeda in Iraq. Lo scisma è avvenuto dopo il conflitto tra i leader dell’attuale ISIS con i capi dell’Al-Qaeda, gli ultimi a considerare i metodi usati dai militanti di Abu Bakr eccessivamente violenti, mentre i primi sostenevano che la vera lotta contro gli ”infedeli” non poteva essere altro che sterminio totale attraverso l’uso della violenza e del terrore. Un altro motivo importante di questo contrasto tra le fazioni militanti fu sicuramente la disobedienza di Abu Bakr al-Baghdadi e del suo gruppo di militanti i quali, a partire dal 2013, non obbedivano più agli ordini del nuovo leader dell’al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri (successore di Bin Laden dopo la morte di quest’ultimo nel 2011 in Pakistan). All’inizio degli scontri militari in Siria contro il presidente Bashar al-Asad, al-Baghdadi decise di mandare i suoi soldati, maestri della guerriglia, per formare all’interno del paese una nuova organizzazione terrorista che subito conquista l’autorità sull’intero territorio siriano. Il nuovo gruppo guidato da Abū Muḥammad al-Jawlānī dichiara il 23 gennaio 2012 la sua formazione come Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām, conosciuto anche come Fronte al-Nusra, che dopo qualche settimana viene sostenuta de facto dall’opposizione siriana e fino il 2014 chiamata dagli Stati Uniti opposizione moderata insieme all’Esercito Libero Siriano (Free Syrian Army-FSA), che a sua volta è considerata una formazione terrorista. Nell’aprile del 2013 al-Baghdadi dichiara la formazione del Fronte al-Nusra, finanziato e sostenuto dallo Stato Islamico dell’Iraq, sottolineando che i due gruppi stavano coalizzando in un unico gruppo chiamato “Stato Islamico dell’Iraq e Al-Sham”. Al-Jawani, leader del Fronte al-Nusra pubblicò una dichiarazione in cui negò la fusione dei due gruppi. Nell’ottobre del 2013 al-Qaeda ordinò lo scioglimento dell’ISIS, dando al Fronte al-Nusra il compito di portare avanti il jihād in Siria, ma al-Baghdadi contestò la decisione. Nel febbraio del 2014 al-Qaeda rinnegò qualsiasi relazione con l’ISIS e da qui che le strade dello Stato Islamico e dei loro ex fratelli di al-Qaeda si divisero per sempre, oggi presentandosi come guerra non solo tra ISIS e l’esercito siriano ma anche tra gli ex alleati  ISIS, al-Nusra e la Free Syrian Army.

Vita sociale

Burocrazia – Attraverso una serie di hacker attack sui server in Siria ed Iraq, iniziamo ad avere alcuni documenti significativi sul funzionamento e la burocrazia istaurati dal Califfo Abu Bakr al Baghdadi ed i suoi seguaci (secondo i dati dell’Intelligence americana, più di 150 mila jihadisti) sui territori da loro controllati. La terra conquistata dagli islamisti si estende su un’area paragonabile al Regno Unito con una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti; il cosidetto Califfato Islamico ha dichiarato ar-Raqqa, la piccola città con poco più di 200 mila abitanti, la capitale del Daesh.

Documenti ufficiali dello Statico Islamico dell’Iraq e della Siria

Frontiere e dimensioni dello Stato Islamico dell'Iraq e della Siria.
Frontiere e dimensioni dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria.

Zone d’influenza – Fondamentale per il Daesh è l’occupazione dei ”capillari” logistici che rendono il Califfato capace ad esistere dal punto di vista civile (prodotti agricoli, acqua, energia elettrica) e militare (armi, macchine). Dall’immagine riportata sotto riusciamo a capire come l’ISIS controlla le principali vie di comunicazione in Siria; 2/3 delle strade e autostrade che collegano Siria con Iraq, Turchia e Giordania sono nelle mani dei jihadisti di al-Baghdadi. La buona parte dell’est e nord-est della Siria sono ancora in mano del governo di Damasco, oppure controllate dall’opposizione siriana, dall’Esercito Libero Siriano (Free Syrian Army-FSA), dai ribelli del Fronte al-Nusra o altri militanti anti Assad. Molto importante è sottolineare la presenza dei peshmerga (esercito dei curdi) i quali si sono affermati come una forza importante del conflitto, soprattutto i peshmerga si sono fatti sentire nel gennaio 2015 durante la ribellione e la seguente conquistà della città siriana di Kobane, al confine con la Turchia, dopo l’occupazione da parte dei jihadisti dell’ISIS un anno prima.

Detailed map of Syria ; courtesy of businessinsider.com
Detailed map of Syria ; courtesy of businessinsider.com

Attentati nel mondo

Sconfitte e reazioni – Dopo una lunga serie di sconfitte come quella di Kobane, l’intervento dell’aviazione militare russa nel conflitto, l’offensiva dell’esercito iracheno e delle milizie sciite sul fronte in Iraq, il Daesh ha iniziato la sua controffensiva con diversi attachi terroristi tra cui i più grandi quelli di Parigi il 13 novembre 2015 (e 7 gennaio 2015 – Charlie Hebdo) e l’attentato sull’aereo russo caduto nella Penisola del Sinai (Egitto) il 31 ottobre dello stesso anno. Questi 2 attacchi hanno provocato più di 400 morti in un arco di solo 1 mese e hanno rilanciato le discussioni su un possibile intervento militare terrestre guidato da una coalizzione internazionale con l’accordo ed il mandato dell’ONU. Non possiamo dimenticare anche gli altri episodi di violenza nel mondo a causa dei terroristi dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Daesh). Tra i più noti attentati dell’ISIS e delle organizzazioni ad esso affiliate sottolineamo:
1. Baga, Nigeria, 7 gennaio. 150 morti (Boko Haram)
2. Sinai, Egitto, 31 ottobre. 224 morti (ISIS)
3. Garissa, Kenya, 1 aprile. 147 morti (Al Shabaab)
4. Kobane, Siria, 25 giugno. 146 morti (ISIS)
5. Maiduguri, Nigeria, 20 settembre. 145 morti (Boko Haram)
6. Sana’a, Yemen, 20 marzo. 137 morti (ISIS)
7. Parigi, Francia, 13 novembre. 130 morti (ISIS)

Terror attacks in 2015 with more than 50 killed people; courtesy of washingtonpost.com
Terror attacks in 2015 with more than 50 killed people; courtesy of washingtonpost.com

Tangenze – Tutti questi attacchi hanno avuto un solo obiettivo, la ressurezzione del jihad, che verso la fine del settembre del 2015 divenne necessario a causa delle sconfitte militari dell’ISIS e la diminuzione del numero dei jihadisti arruolati nel cosiddetto esercito del Califfato Islamico. La strage di Parigi non era un attacco spontaneo, bensì un piano ben ellaborato, avvendo come punta i kamikaze dell’islam residenti in Europa (prevalentemente in Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna), allimentata e finanziata dagli ideologi in Siria.

Ideato in Siria, pianificato in Belgio, eseguito in Francia. Il modello usato dagli jihadisti il 13 novembre, rischia di essere riprodotto anche in altri parti d’Europa – la reazione del quotidiano Corriere della Sera un giorno dopo la strage di Parigi.

La mente degli attentati che hanno portato a 140 morti e più di 200 feriti era Abdelhamid Abaaoud, uno dei più ”famosi” jihadisti di al-Baghdadi sui social network, ucciso il 18 novembre in Francia dopo un’operazione speciale delle forze antiterrorismo francesi. Abaaoud, ventottenne belga di origine marocchina, i cui genitori sono emigrati in Belgio nel 1975 trovò la ”pace” e la fonte delle sue aspirazioni e dei suoi ideali jihadisti in Siria e soprattutto nelle parole di al-Baghdadi. La giustizia meritata del mondo islamico contro gli infedeli di tutto il mondo, predicata dal Califfo di ar-Raqqa ha affascinato il giovane marocchino portandolo alla morte desiderata da Abaaoud come martirio dell’islam.

This undated image made available in the Islamic State's English-language magazine Dabiq, shows Belgian national Abdelhamid Abaaoud. Abaaoud, the child of Moroccan immigrants who grew up in the Belgian capital’s Molenbeek-Saint-Jean neighborhood, was identified by French authorities on Monday Nov. 16, 2015, as the presumed mastermind of the terror attacks last Friday in Paris that killed over a hundred people and injured hundreds more. (Militant Photo via AP)
Abdelhamid Abaaoud; courtesy of AP-Associated Press

Com’è riuscito l’ISIL a svilupparsi dai livelli di uno start-up discreto del deserto iracheno nell’organizzazione terrorista più ricca del mondo?

Finanza del Califfato – Oggi siamo quasi sicuri sulle fonti di guadagno del Daesh tra cui la vendita del petrolio iracheno e siriano nei porti della Turchia, rapine (come il caso delle ragazze italiane Greta e Vanessa nel 2014), vendita di antiquariato rubato dai siti archeologici in Siria ed Iraq e sicuramente la parte più delicata, le sponsorizzazioni esterne da parte dei musulmani sunniti di tutto il mondo (prevalentemente dagli USA, Arabia Saudita, Qatar e Bahrain).

il Petrolio della morte– Nel suo articolo per il Corriere della Sera del 15 dicembre, Guido Olimpio descrive la relazione dell’ISIS con la Turchia ed il governo siriano condotto da Bashar al-Assad.

”Erdogan è stato accusato anche dagli occidentali di far poco per fermare il flusso di jihadisti e di aver mostrato tolleranza verso il Califfo. La storia dei traffici di petrolio tra Isis e turchi è solo un tassello. Da tempo si conoscono certe vie del greggio e alcune arrivano proprio in Turchia. Non è una novità. È un affare che coinvolge dai singoli villaggi a organizzazioni strutturate. Il punto è che nella regione e nei paesi confinanti sono molti coloro che fanno soldi con questo contrabbando. Ed è provato che anche il regime di Assad, attraverso intermediari, mantiene rapporti con lo Stato Islamico: i lealisti acquistano gas, petrolio, energia elettrica.” – Guido Olimpio, Corriere della Sera, 15 dicembre 2015.

Russia’s airstrikes destroy a huge group of Daesh oil tanker trucks in Syria. sptnkne.ws/auan #OilSmuggling

Jihad ed implicazioni globali

Soldati del Califfato – Ci sono molti articoli e grafici sull’implicazione degli stranieri nel conflitto in Siria ed Iraq, comunque sia gli stati esportatori dei cosiddetti ”soldati” per l’esercito dell’ISIL sono sicuramente i paesi del Magreb ed alcuni paesi europei tra cui Francia, Inghilterra e Belgio come stati ”capofila”.

Soldati stranieri del Califfato; courtesy of FATF - Financial Action Task Force
Soldati stranieri del Califfato; courtesy of FATF – Financial Action Task Force

Le monarchie del golfo persico tra cui Bahrain, UAE, Qatar, Kuwait e l’Arabia Saudita offrono scarse informazioni sui loro cittadini partiti per combattere nel nome di Daesh.

Implicazioni globali – Il paese che ha un timore particolare verso i suoi cittadini, ormai fedeli al Daesh, è sicuramente la Russia, nella quale durante gli anni ’90 del secolo scorso e agli inizi del 2000 vc furono guerre ed ulteriori azioni di guerriglia tra l’esercito federale russo ed i separatisti del Caucaso del Nord che oggi si sono trasferiti a combattere per l’ISIS. La paura di Mosca è infatti il ritorno di queste persone, militarmente preparate, in Russia e la destabilizzazione dell’ordine pubblico. Il leader dei ceceni in Russia, Dokka Umarov ha dichiarato nel 2006 la nascita dell’Emirato del Caucaso, un’entità territoriale indipendente dal governo russo. Nella stessa dichiarazione, Umarov descriveva gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Israele come nemici dei musulmani. Dopo l’eliminazione dei leader separatisti ceceni, Vladimir Putin, il presidente attuale – ma anche di allora (aggiunge la prof.ssa Biancani) – della Russia cominciò ad imporre politiche di riconciliazione della nazione e la ”pulizia” dello stato dalla minaccia islamica ed ”occidentale”. Una volta scoppiata la guerra in Siria, alla quale l’occidente e gli Stati Uniti in particolare hanno offerto spazio di manovra, in seguito alla primavera arabale basi militari della Russia Latakia, Jableh e Tartus si sono trovati in pericolo, e con esse anche l’influenza russa in tutta la zona mediorientale.

Basi militari russe; courtesy of limesonline.com
Basi militari russe; courtesy of limesonline.com

La reazione di Putin fu una prevedibile, l’esercito aero-spaziale russo è entrato a far parte del conflitto in Siria per conservare la sua presenza nell’area del Mediterraneo e Mediorientale, Siria essendo il fortpost degli interessi di Mosca nel medio e vicino oriente. I bombardamenti degli aerei russi però, non danneggiarono in modo significativo l’infrastruttura dell’ISIS, bensì quella degli oppositori di Assad, tra cui il Fronte al-Nusra, la FSA (Free Syrian Army), i turkmeni (appoggiati da Ankara) ed altri soggetti implicati nel conflitto nemici dichiarati del Presidente siriano al-Assad. La comunità internazionale sta criticando Mosca per i bombardamenti di tutti tranne l’ISIS, mentre il governo russo sta accusando l’occidente, ricordando all’Europa ed agli Stati Uniti il finanziamento ed il sostegno all’inizio delle fazioni ribelle tra cui anche il suddetto Daesh ed il Fronte al-Nusra (al-Qaeda in Siria). L’unico soggetto comune che sia i russi sia l’occidente sono pronti ad aiutare sono i peshmerga, l’esercito dei curdi che combatte contro i jihadisti da ben più di 5 anni, fi ora gli unici a poter guadagnare importante vittorie sul campo contro l’ISIS.

Contrasti della realtà – Le tensioni internazionali sono aumentate dopo l’abbattimento dell’aereo russo di tipo Sukhoi 24 da parte dei F16 dell’esercito turco.

”Turchia abbatte caccia russo al confine con la Siria. Putin: “Pugnalata alla schiena”. Obama: “Ankara ha diritto a difendersi” – il titolo del qyotidiano ”la Repubblica” il 24 novembre 2015 – Il caccia Sukhoi-24 colpito perché sarebbe entrato nello spazio aereo turco e non avrebbe risposto agli avvertimenti degli F-16 di Ankara. I piloti si sono lanciati con i paracadute, i ribelli ne rivendicano l’uccisione. Mosca: “Uccisi un pilota e un soldato della missione di soccorso”. Consiglio straordinario Nato: “No a escalation”. Lavrov annulla visita a Istanbul.

Fedeltà oltre i confini – L’ISIS non potrebbe essere considerato una vera è propria organizzazione terrorista al livello mondiale senza alleati e fedeli oltre i confini della Siria e dell’Iraq, territori in cui lo Stato Islamico è riuscito a istaurare la sua autorità e mantenerla fin oggi. Seguendo l’esempio dell’al-Qaeda, Daesh ha conquistato con la sua ideologia ed i suoi metodi della jihad le fazioni dei fondamentalisti islamici in tutto il mondo, soprattutto nei paesi con scarsa educazione ed ancora più peggiore situazione economica. Gli stati nei quali la presenza dell’ISIS è certa, a parte Siria ed Iraq, sono: Yemen, Somalia, Nigeria, Libia, Egitto, Algeria, Mali e Afganistan. La cartina presentata di sotto indica il numero dei jihadisti stranieri, i paesi dai quali provengono gli estremisti e gli stati dove il Califfato ha almeno un’organizzazione che gli ha giurato fedeltà e subordinazione.

Stati dove esiste almeno un'organizzazione che ha giurato fedeltà al Califfo Abu Bakr al-Baghadi; courtesy of Corriere della Sera
Stati dove esiste almeno un’organizzazione che ha giurato fedeltà al Califfo Abu Bakr al-Baghadi; courtesy of Corriere della Sera

Le fazioni dell’ISIS all’estero sono molto attive ed in continua espansione, fatto alimentato soprattutto dal vacuum di legge creato dopo la primavera araba del 2010-2011 negli stati del Magreb e del Golfo Persico. Boko Haram in Nigeria, i talebani afgani convertiti nei jihadisti del Califfo al-Baghdadi, le tribù unite sotto il drapello dell’Ansar al-Dawla nello Yemen ed il ”famoso” Al-Shabab in Somalia sono solo alcuni dei grupi terroristici che hanno giurato fedeltà al ”sovrano” di ar-Raqqa (capitale dell’ISIS) e che continuano a terrorizzare la popolazione civile nei loro paesi per il ”bene” del futuro Caleffato.

Il video di sotto è un documentario realizzato dalla pubblicazione americana Vice News. Il documentario presenta la vita del Caleffato e dei suoi mujahideen, in particolare immagini sul fronte dell’ISIS e quelle della città di ar-Raqqa, capitale di uno stato inesistente ma temuto da tutto il mondo.

L’islam è la soluzione !

Per capire l’ideologia del fondamentalismo islamico bisogna innanzitutto risalire alle fonti ed agli ideologi del jihad.

Propaganda – Daesh, come al-Qaeda e gli altri gruppi terroristici, si basa fondamentalmente sugli ideali esposti ancora prima, negli anni ’60 de secolo scorso, dall’ideologo dei Fratelli Musulmani in Egitto, Sayyid Qutb. I 2punti cardinali del jihad, secondo Qutb sono:
1) Autenticità dell’islam, il Salafismo – la parte del mondo islamico che segue le regole della Sharia (Legge di Dio) ed interpreta i testi sacri (Corano e sunna), applicandoli nella vita quotidiana. I salafiti si basano sulla legge in vigore all’epoca del profeta Maometto. In sè, la parola salafismo rappresenta un movimento riformista islamico sorto in Egitto verso la metà dell’Ottocento che postulava la rivivificazione dell’Islam attraverso il ritorno alle fonti originarie (Corano e sunna del profeta), tramite uno sforzo interpretativo (īǧtihād) per adattare le norme coraniche alla vita moderna.
2) Utopia – La giustizia musulmana ”rubata” dagli interventisti occidentali, che per molto tempo hanno cercato di imporre le regole ed i costumi loro ai figli del Corano, daneggiando in questo modo la cultura ed il ”passato glorioso” dell’islam, risalendo sempre ai tempi del primo Califfato Islamico sotto Abu Bakr. L’utopia musulmana, quindi, deve essere rappresentata attraverso la gloriosa vittoria della parola di Allah sugli infedeli e la creazione del mondo totalmente subordinato alla sharia ed al Califfo, motivo per il quale il jihad (la guerra santa dei musulmani) deve essere portato avanti fino al compimento di queste rivendicazioni e all’instaurazione del Califfato Mondiale.

Storia del jihad

Fratelli Musulmani
Fratelli Musulmani; courtesy of wikipedia.org

Fratelli Musulmani – Negli anni ’20 del XX sec. in Egitto nasce il partito nazionalista di centro-destra chiamato Fratelli Musulmani (in arabo: جماعة الإخوان المسلمين‎, Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn, letteralmente Associazione dei Fratelli Musulmani). Nato come movimento di protesta contro l’imperialismo della Gran Bretagna ed il suo controllo sul canale di Suez, il nuovo partito politico riteneva che la famiglia reale egiziana fu complice del governo iglese, in questo modo facendo dall’Egitto un semplice vassallo della corona britannica. In seguito alla creazione dello stato d’Israele il 14 maggio del 1948, l’Egitto insieme alla Siria, Transgiordania (Giordania + Palestina), Iraq e Libano, dichiarò il 15 maggio 1948 la guerra alla nuova entità territoriale creata dagli ebrei con l’appoggio dell’ONU. L’azione militare finì con una catastrofe per i paesi arabi; l’Israele riuscì a opporsi agli attacchi e mettere in fuga gli eserciti stranieri. Questa sconfitta viene addebitata al re Faruq I d’Egitto che fu acusato di incompetenza. Tutti questi aspetti negativi della politica estera insieme al livello economico scarso dell’Egitto e alla mancanza di fiducia nel governo hanno provocato, il 23 luglio del 1952, una rivoluzione militare, il cosìdetto colpo di stato degli Ufficiali Liberi, condotta dal colonnello Gamal Abd el-Nasser al quale ulteriormente si aggiunge il generale d’esercito Muhammad Naguib. La seguente abdicazione del re Faruq I portò l’Egitto alla creazione della prima reppublica ”progressiva”, sostituendo in questo modo la monarchia costituzionale. I nuovi governanti non riuscirono a dividere il potere e dopo soli 2 anni di governo del generale Naguib al potere giunge il colonello Gamal Abd el-Nasser. L’ultimo entrò in contatto con il governo inglese per imporre lo sgombero entro 20 mesi delle forze militari britanniche in Egitto mantenendo però la presenza dei tecnici inglesi nelle zone del canale di Suez. Questa decisione viene criticata dai Fratelli Musulmani e di seguito essi tentato, il 26 ottobre 1954, un attentato contro el-Nasser. Due giorni dopo l’organizzazione fu sciolta d’autorità; il 30 ottobre al-Hudaybī ed i maggiori dirigenti della Fratellanza furono arrestati. Dopo morte di Nasser nel settembre del 1970, al potere in Egitto sale Anwar al-Sadat, egli liberò tutti i condannati politici nell’epoca dell’ex presidente e concede significative libertà e quindi spazio di manovra alle organizzazioni incarcerate negli anni precedenti. Tra i detenuti liberati da Sadat vi fu anche l’ideologo principale dei Fratelli Musulmani, Sayyid Qutb, il quale sviluppò, durante la sua detenzione in galera, il concetto del potere conquistato attraverso il jihad. Qutb sosteneva che il jihad è obbligatorio per l’istaurazione del potere musulmano e l’introduzione della sharia. Secondo Qutb, il Dar al-Islam (mondo musulmano) è tornato ai tempi della jahiria – età dell’ignoranza, periodo storico nel quale le tribù pagane abbiano vissuto prima del profeta Maometto. Qutb dichiara che di ogni musulmano ha l’obbligo di combattere contro l’ingiustizia che sopprime il mondo islamico e quindi l’obbligo di rovesciare i governi che hanno permesso il restauro della jahiria.

Fine del panarabismo – L’insuccesso economico degli stati laici del mondo islamico come Siria, Iraq, Libia e Tunisia ha sottolineato l’incapacità degli ideali occidentali e del modello capitalista nei paesi in cui l’unica legge per secoli era e continua essere il Corano. Nonostante l’introduzione delle ideologie comuniste e/o capitaliste nel mondo musulmano, l’islam è riuscito a conservare le radici e l’autenticità del radicalismo regionale. L’unica soluzione per la sopravvivenza e la conservazione degli usi e dei costumi, quindi, per i paesi del mondo musulmano era la radicalizzazione sociale, economica ed ideologica.

Necessità di nemici – La caduta dei regimi comunisti nei paesi dell’URSS e del blocco di Varsavia e l’ulteriore conclusione della guerra fredda hanno costretto l’occidente e, soprattutto il paese capofila, gli Stati Uniti, a trovare un nuovo nemico, in questo senso la decadenza dell’utopia panaraba e la fine della Guerra Fredda hanno creato nell’islam la causa di tutti i mali possibili del mondo, dando così spazio di manovra agli USA per un intervento nel mondo musulmano come l’antagonista principale.

”La conflittualità è universale. Odiare è umano. Per potersi definire e per trovare le opportune motivazioni, l’uomo ha bisogno di nemici: concorrenti in affari, avversari in qualsiasi tipo di competizione, rivali in politica. Egli diffida istintivamente e considera un pericolo quanti sono diversi da lui e possono in qualche modo danneggiarlo. La risoluzione di un conflitto e la scomparsa di un nemico scatenano forze individuali, sociali e politiche che portano alla nascita di nuovi conflitti e nemici. <<La tendenza al ”noi” contro ”loro”>>, ha osservato Ali Mazrui, <<in campo politico, è pressoché universale>>. Nel mondo contemporaneo, ”loro” significa sempre più spesso popoli di diversa civiltà. La fine della Guerra fredda non ha posto fine alla conflittualità, ma ha piuttosto fatto emergere nuove identità radicate nella cultura e nuvoi canoni di conflittualità tra gruppi di culture diverse, a livello più generale, di civiltà diverse.” – Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale di Samuel P. Huntington, pagina 184, Editore: Garzanti, Undicesima ristampa dell’aprile 2015.

Dopo 2 ore di spiegazioni, la prof.ssa Biancani invita gli studenti presenti a porre le loro domande:

  1. S. – Visto che lei si riferiva ai diversi soggetti del conflitto, quale, secondo lei, è il ruolo dei curdi nella guerra siriana e quali sono gli interessi dei diversi stati che partecipano nella guerra in Siria?
    Prof.ssa Biancani
    – Grazie per la domanda. I curdi sono gli unici attori del conflitto riusciti ad avere delle vittorie importanti contro il Daesh. I curdi combattono non solo contro l’ISIL, come abbiamo detto prima sulla città di Kobane (Siria), ma anche contro l’Al-Qaeda in Siria rappresentata da Djabhat al-Nusra (Fronte al-Nusra) alla quale si aggiungono i ribelli della Free Syrian Army. Nello stesso tempo i curdi continuano la loro guerriglia contro il governo di Ankara, il quale tacitamente, offre sostegno all’ISIS ed alle altre organizzazioni terroristiche. Bisogna ricordarsi anche della questione del Kurdistan che è molto importante. Secondo me, la creazione di uno stato dei curdi era esenziale dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Rispondendo alla seconda domanda sugli interessi dei diversi stati, effettivamente tutti gli attori immersi nel conflitto hanno visioni contrastanti. Basta guardare l’esempio della Russia che bombarda tutti tranne l’ISIS. Penso che nel futuro vicino si cercherà la normalizzazione dei rapporti con lo Stato Islamico.
  2. S. – Esiste un contro esempio di stato musulmano ”moderato” che potrebbe servire come esempio di pace per i paesi che sostengono il jihad?
    Proff.ssa Biancani
    – Grazie per la domanda. L’islam moderato e la radicalizzazione. Di fatto, anche lo stesso qualificativo di ”islam moderato” mi fa sorridere sinceramente. Sicuramente abbiamo degli esempi di stati che sono riusciti a normalizzare la situazione politica e non hanno permesso la radicalizzazione della società. I leader pakistani subito dopo l’indipendenza del Pakistan dall’India hanno lavorato sulla re-islamizzazione del paese, però in un formato chiamiamolo ”moderato”. Un altro esempio potrebbe essere la Tunisia che ha adottato una politica di discussione e conciliazione tra tutte le etnie e religioni del paese, dando vita ad uno stato laico. Dall’altro lato, se dovessimo vivere la nascità dell’Arabia Saudita negli anno ’20 del secolo scorso, non ci saremmo riusciti trovare diferenze tra l’ISIS di oggi e il paese saudita dell’epoca, ma anche oggi, l’Arabia Saudita è uno dei pochi paesi in cui la Sharia è la base delle normi giuridiche.
  3. S. – In quale modo il nostro (occidentale) stile di vita, la nostra economia e la nostra società creano le guerre? Come i paesi tipo l’Inghilterra e la Francia vendono gli armi nell’oriente ai paesi come Qatar e Arabia Saudita e nello stesso si offrono a mediare i conflitti nel medioriente?
    Proff.ssa Biancani
    – Grazie per la domanda. Riflettendo sulla tua domanda penso che dentro c’è già la risposta. Il fallimento dei valori occidentali è evidente. L’occidente non è visto come un protagonista attivo e benefico nel mondo, ma come un attore che è solo in cerca di guadagno, ed è questo il fatto per cui l’oriente odia il mondo occidentale.
  4. S. – Ci potrebbe indicare alcuni siti, film sulla guerra in Siria? I media non ci raccontano tutta la verità delle atrocità che succedono ogni giorno in quella parte del mono?
    Proff.ssa Biancani – Sicuramente. Il film che lo consiglierei di guardare è ”Point and Shoot”, è un film americano sui valori occidentali che ha come protagonista un ragazzo americano, appassionato di videogiochi che parte in giro per il mondo e si ferma in Libia durante la rivoluzione anti Gaddafi.
    I siti che li potreste accedere per essere aggiornati meglio sul conflitto in Siria sono: www.syriauntold.com , www.syriadeeply.org e www.raqqa-sl.com .

Ore 23:30, finisce l’incontro.

Bolgona non mi voleva lasciare in quella serata, dopo un’ora nel McDonald’s davanti la Stazione, sono dovuto aspettare un’altra ora per il famoso ritardo del TrenItalia. Ma sinceramente non mi è dispiaciuto, anzi, sono riuscito a stare un po’ da solo, finalmente con me stesso a riflettere sulle parole della prof.ssa Biancani e sul conflitto in Siria, sulle vittime e sull’inutilità della guerra, sulla morte e sulla vita…


La violenza nasce violenza e nient’altro !

L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità.
(John Fitzgerald Kennedy, Discorso all’ONU, 1961)

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.
(Karl von Clausewitz – ”Guerra”)

Published by Vlad Gonța

My name is Vlad, I'm from Moldova, Rep. of and i'm keen on Maths, Finance and Geoplitics. I'm studying at Univestity of Bologna, Faculty of Statistical Science, Bachelor in Finance, Insurance and Business from September 2016. I graduated in July 2016 in Economics and Tourism at ITT Marco Polo Rimini with 96/100, with a Thesis on ''International terrorism and its impact on global economic and social security''.

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