Trump contro tutti

Il nuovo padrone della Casa Bianca, il miliardario settantenne Donald J. Trump avrà da fare nei prossimi 4 anni del suo mandato. I migliori analisti della rivista italiana di geopolitica LIMES, invitati a Bologna presso l’Auditorium Unipol Banca, spiegano quali sono i ”goals” dell’amministrazione Trump e come il nuovo Presidente americano interagirà con il mondo nel contesto di crisi della globalizzazione che sta colpendo le economie mondiali, una crisi che, secondo gli analisti, ha permesso a un candidato così estravagante come Trump a diventare presidente del paese più potente del pianeta.

Intervengono:
  1. Federico Petronimoderatore, analista di geopolitica di Limes.
  2. Germano Dottori – analista politico di Limes.
  3. Dario Fabbri – responsabile per le Americhe di Limes.
  4. Demostenes Floros – analista per il mercato del petrolio e derivati di “Enel”, docente del corso di Master in relazioni economiche Italia-Russia presso l’Università di Bologna.

L’agenda politica dell’amministrazione Trump è un’enigma non solo per lo spettatore europeo ma anche per gli analisti americani e internazionali più sperimentati. Le politiche economiche e sociali negli Stati Uniti e le strategie di politica estera del nuovo leader della Casa Bianca tendono, secondo le parole dello stesso miliardario, in primo luogo a rafforzare il potere economico degli Usa proprio all’interno del Paese dove, secondo Trump, le aziende non investono più e da dove delocalizzano i processi produttivi.
La globalizzazione secondo il nuovo presidente americano ha portato via dagli Usa i posti di lavoro, specialmente in Cina, grande competitor degli americani, e Messico, il paese con il quale gli Stati Uniti hanno in comune, a parte tutto, una frontiera di 3000 km e un accordo internazionale di libero scambio chiamato NAFTA (North American Free Trade Agreement/USA+Canda+Mexico).
La spartizione poco equa della spesa militare all’interno della NATO, dove gli Usa sono il leader incontestabile, la problematica siriana e il contrasto geopolitico tra Washington e Mosca sono stati altri temi affrontati da Trump durante la sua campagna elettorale e saranno dei temi cardine nell’analisi delle mosse geopolitiche del nuovo timoniere della politica americana per i prossimi 4 anni alla Casa Bianca.


Prima di proseguire con le relazioni degli invitati il moderatore della discussione, professore e analista di Limes Federico Petroni, enuncia le domande intorno alle quali i relatori presenteranno i loro punti di vista, ovvero:

  • Quali sono i limiti della macchina imperialista americana?
  • Come si comporterà Trump durante il suo mandato, sia sul campo interno sia su quello internazionale?

Germano Dottori

Nella sua parola introduttiva, il professore Dottori afferma:

Il mondo cambierà Trump molto di più rispetto a quanto Trump cambierà il mondo.

Il mondo secondo Trump:

Libertà di stampa – Iniziando da capo, dobbiamo dire che siamo stati tutti quanti vittime di una campagna di disinformazione da parte delle agenzie di stampa italiana in concordanza con le agenzie americane pro Hillary. In questo senso il professore Dottori ricorda un’intervista concessa a un un giornalista freelancer, l’articolo non è stato pubblicato su The Huffington Post per motivi, come indicato nella mail di risposta, che era contrario alla politica editoriale pro Clinton dettata dal consiglio di amministrazione.

Il ”clown” con 15 bestseller – Parlando dell’ascesa di Trump, il professor Dottori ricorda come durante una serata organizzata all’Ambasciata degli Usa, nelle brochures distribuite dall’Ambasciatore trovò degli appunti su Trump che ipotizzavano come già nel 2014 il miliardario americano aveva delle idee chiare sul suo futuro presidenziale finanziando con mezzi propri le campagne elettorali di alcuni senatori. Trump non è un clown come lo descrissero la gran parte dei mass-media affiliati alla casata Clinto, bensì autore di 15 libri diventati bestseller tra cui il classico della letteratura The art of the deal.

Ricordiamoci – dice il professor Dottori – che non tante persone scrivono 15 libri nella loro vita, nemmeno la Hillary Clinto che tanto ha cercato di mostrare la carenza intellettuale del suo controcandidato.

Isolazionismo – Parlando del vettore estero, Trump, secondo Dotori, sostiene il ritiro degli Stati Uniti dai meccanismi della politica mondiale nel frattempo rafforzando la cooperazione con i principali attori regionali come la Russia per stabilizzare la pace mondiale e nello specifico quella nel Medio Oriente, il motivo di questa mossa sarà spiegato ulteriormente dal professor Floros.

Against terrorism – La lotta al terrorismo internazionale è una piattaforma perfetta per realizzare un accordo con la Russia per la spartizione delle zone d’influenza in Europa, il concetto tanto caro al presidente russo Putin ma del quale non può fare a meno nessun leader occidentale osservando le realtà geopolitiche odierne. L’alleanza Mosca-Tel Aviv-Ankara-Washington conquisterà, secondo Dottori, un peso immenso così come le relazioni dell’UE con la Russia sono destinate a migliorare in tal modo portando all’uscita dall’isolazione di Mosca e alla fine delle pressioni economiche dell’occidente contro il regime russo. In questo contesto, l’unico perdente sarà la Cina, il principale detentore del debito pubblico americano: 1451.8 $ miliardi compresa la quota di Hong Kong.

Gli Usa in Asia e nel Pacifico

Cina – Una mossa possibile di Trump potrebbe essere l’accusa contro i cinesi per il cambio sfavorevole dello yuan con il dollaro, motivo per il quale Trump potrebbe chiedere l’uscita del Paese dal WTO e in tal senso rovesciare la tavola del commercio internazionale in seguito all’uscita del maggior consumatore di materie prime e tecnologie al mondo, gli Usa.

Credits : Limes Italia
Credits : Limes Italia

Medio Oriente – Dal punto di vista di Dottori la vittoria di un candidato neo-conservatore come Hillary Clinton avrebbe accentuato l’aumento dell cosiddetto Islam politico e il peggioramento delle relazioni con la Russia fino a provare il forced regime change come successo in Ucraina nel 2014.

Dario Fabbri

Lo specialista per le Americhe di Limes, il professore Dario Fabbri racconta come il mondo secondo il Congresso americano sia totalmente diverso rispetto alla visione di Trump.

Il mondo secondo il Congresso

Le preferenze geopolitiche del Congresso:

  1. Le ostilità contro la Russia devono essere mantenute.
  2. Il Cogresso preferisce Fertullah Gulen a Recep Tayyip Erdogan.
  3. Intensificazione della lotta contro lo Stato Islamico e il regime di al-Assad.
  4. Cuba sotto embargo mente NAFTA deve esistere.

Secondo Dario Fabbri, è possibile fare una similitudine tra Roma, potenza che unificò le terre del Mediterraneo e in un certo senso fu il primo motore della globalizzazione, all’epoca della vittoria contro Cartagine, e gli Stati Uniti, l’impero moderno che attraversa una fase di trasformazione e transizione pur dominando l’arena politica ed economica mondiale. Nonostante la vittoria di Roma contro Cartagine e il controllo monopolistico da parte dei romani del bacino del Mediterraneo, proprio la capitale romana fu il luogo dov’è nato il malessere. Il Senato e il popolo romano consideravano i loro alleati come unici vincenti nella guerra contro Cartagine, beneficiando in tal senso di terre e ricchezza conquistate grazie proprio ai romani. Roma ha vinto il mondo ma non lo controllava, così come la classe media americana sostiene che la globalizzazione ha portato benefici a tutti tranne che agli Stati Uniti. Trump propone l’isolazionismo come cura contro gli effetti negativi dell’internazionalizzazione, una cura che potrebbe provocare un effetto shock non solo al paziente (Usa) ma anche al resto del mondo. Gli Stati Uniti vivono una fase di malessere pur essendo in crescita.

La nuova Cortina di Ferro – Secondo il relatore, la politica estera americana non cambierà molto sotto Trump rispetto a Obama, mente il contrasto con la Cina diventerà più evidente.

Demostenes Floros

Il professore Demostenes Floros, specialista Oil & Deriatives presso ENEL, spiega la politica di Trump per quanto riguarda il settore energetico, facendo alcune premesso sul consumo, sulla produzione e sul commercio di greggio, gas e altri minerali da parte degli Usa.

Agenda energetica di Trump.

   Le politiche dell’agenda del nuovo presidente americano per il campo energetico:

  1. Sostengo delle industrie Oil & Gas, Nuclear and Carbon.
  2. Politiche pro fracking, Shale Oil & Gas (fratturazione idraulica)
  3. Contenimento degli incentivi per le rinnovabili.
  4. Limitazioni dei poteri delle agenzie di regolamentazione in energetica.

Mondo – Il mix energetico del mondo: 33% petrolio, 29% carbone,  24% gas naturale, 3% rinnovabili, 4% nucleare, 7% idroelettrico.

Usa – Mix energetico degli Stati Uniti: 38% petrolio, 31% gas naturale, 17% carbone, 3% rinnovabili, 8% nucleare , 3% idroelettrico.

Fracking e QE – Nel 2015 gli Usa sono stati leader mondiale nella produzione di Oil & Gas con un volume di oltre 12,704 mil. barili al giorno, consumando nello stesso tempo 19,396 mil. barili al giorno. La produzione di gas mondiale era per il 22% costituita dal gas americano. Il professore Floros spiega che l’estrazione del gas da argille, avvenuto in seguito all’estrazione primaria del greggio, era conveniente quando il prezzo per i carburanti era di circa 115$/barile di petrolio, mentre ora i prezzi appena arrivano a 50$/barile. Un’altra problematica è rappresentata dal fatto che l’85% dei pozzi scavati con il metodo del fracking si svuotano in 1/2 anni, in questo modo incentivando le trivellazioni continue che, grazie alle politiche di espansione monetaria da parte della Federal Reserve americana (Quantitative Easing-QE 1,2,3) hanno aumentato gli investimenti a basso tasso d’interesse in questo modo incoraggiando nuovi imprese a entrare nel mercato ma una volta finita la politica di espansione i pozzi venivano chiusi e/o sigillati per un tempo indeterminato.

Prospettive – Date le considerazioni precedenti, la produzione di greggio nel 2015 è diminuita mentre le importazioni negli Usa del petrolio e derivati sono aumentate, in questo senso le politiche di Trump dovranno essere rivolte alla diminuzione dell’output di petrolio e il continuo contingentamento delle importazioni di Oil, gas & derivatives. E’ previsto che il gas arriverà alla fetta del 32% del mix energetico americano entro il 2030 e questa non può che incentivare Trump a investire risorse e capitali federali nello sviluppo dell’industria del gas naturale.

   L’oro del deserto – Secondo Floros l’accordo sul nucleare iraniano deve essere rivisto mente le basi militari degli Stati Uniti devono/potrebbero essere spostate nel Pacifico per accerchiare/contenere la Cina. L’85% delle esportazioni del Golfo Persico sono destinate alla Cina, India, Giappone e Korea del Sud.

Iran_Map_Flag_Surrounded_American_Military_Bases.jpg

Da qui il professor Floros enuncia 2 conclusioni:

Politica
   Lo spostamento verso Pacifico (leggersi: verso/contro la Cina) necessita una stabilizzazione del Medio Oriente, motivo per cui Trump vuole trattare con Putin sulla Siria e sul futuro della regione.

Economica
   Lo spostamento verso il Pacifico sarà difficile. Trump investirà negli Stati Uniti invece che spenderli nell’esercito (leggersi: NATO)


Una volta finiti gli interventi degli invitati, è giunto il momento delle domande di cui il sottoscritto non ha preso appunti perché a breve aggiungerà il video ufficiale del convegno con tutti i quesiti relativi posti dagli spettatori.

Published by Vlad Gonța

My name is Vlad, I'm from Moldova, Rep. of and i'm keen on Maths, Finance and Geoplitics. I'm studying at Univestity of Bologna, Faculty of Statistical Science, Bachelor in Finance, Insurance and Business from September 2016. I graduated in July 2016 in Economics and Tourism at ITT Marco Polo Rimini with 96/100, with a Thesis on ''International terrorism and its impact on global economic and social security''.

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